CRITERI DI SELEZIONE DEI SOCI. Dall’aristocrazia e le categorie alla moderna leadership

Lunedì 15 luglio 2013 (sede Ca’ del Galletto – riunione n. 2 / 2013-14). Discussione con il PDG Alessandro Perolo sull’evoluzione dei criteri di ammissione a socio, alla luce della politica sull’allargamento dell’effettivo adottata dal Club.

MEMBERS ADMISSION. FROM ARISTOCRACY AND CATEGORIES TO MODERN LEADERSHIP.

Monday July 15, 2013 (at Ca’ del Galletto – meeting no. 2 / 2013-14). The Club meets Alessandro Perolo PDG speaking on the admission criteria, in the light of the membership policy as adopted by RC Treviso Nord.

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Quando, esattamente 90 anni fa, venne costituito il primo Rotary Club italiano (quello di Milano), i soci fondatori si posero lo stesso problema.
Chi poteva essere ammesso? Sappiamo come è andata: all’impostazione ‘democratica’ di Leo Giulio Culleton, si contrappose, e prevalse, quella ‘aristocratica’ di James Henderson. Solo l’eccellenza (nel senso di alta educazione, potere d’influenza, competenza professionale) poteva dar diritto all’ingresso, altrimenti il Rotary non avrebbe potuto godere del prestigio necessario alla sua diffusione. Sin dall’inizio dal posizione – mantenuta se non addirittura resa più selettiva dai governatori che si succedettero ad Henderson – si scontrò con la prassi dei Rotary clubs in altri paesi, ed in particolare negli Stati Uniti.
Al Rotary, in Italia, potevano esser ammessi solo coloro che erano nelle posizioni apicali dell’industria, del commercio e delle professioni. Tale scelta ha comportato naturalmente dei vantaggi (nel ’38 – all’epoca dell’autoscioglimento – i soci erano quasi 1 600 ed avevano annoverato nelle loro fila i maggiori capitani d’industria – Giovanni Agnelli, il senatore Borletti, Giuseppe Volpi, Gaetano Marzotto, Piero Pirelli, Piero Ginori,  …) ma ha inevitabilmente dato al Rotary un imprinting di consesso altamente elitario, accomunato alle sorti di quell’alta borghesia spesso compromessa con la politica del regime fascista.
Con il dopoguerra le cose cambiarono, grazie anche alla diffusione dei clubs e degli iscritti (nel 1952 eravamo circa 4 000) ma fu soprattutto la rivoluzione culturale a cavallo fra il ’60 e ’70 a rendere decisamente desueto il concetto dell’apicalità.
Certo siamo ancora distanti della notevole apertura che clubs come quelli statunitensi e di molti altri paesi dimostrano. Il tema dell’apertura dei club alle donne, dà la misura di quanto i pregiudizi riescano a resistere. Il club Treviso Nord ha adottato come politica quella di un allargamento su base non discriminatoria, aperto a tutti coloro che condividano i principi fondanti del Rotary International.

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Alessandro Perolo, relatore (sn), Annamaria Giacomin, pres. Comm. Effettivo (centro), Carlo Mosca, presidente (dx)

When, exactly 90 years ago, the first Italian Rotary Club was incorporated in Milan, the founders asked themselves the same question.
Who could be admitted? We know how it went: the Leo Giulio Culleton’s ‘democratic’ approach was opposed, and be defeated by the ‘aristocratic’ one heralded by James Henderson. Only excellence (in the sense of high education, power, influence, professional competence) could give entitlement, otherwise the Rotary would not have enjoyed the prestige necessary to its spreading. From the outset, indeed, this position – maintained if not made more selective by the governors who succeeded to Henderson – was in collision with that practiced in the Rotary clubs in other countries, particularly in the United States.
Only those who were in the top positions of industry, commerce and the professions could be admitted to Rotary at those times. Of course, this choice has turned out beneficial in some respect (in 1938 – when the Italian Rotary dissolved  – the members were almost 1 600. Among its ranks, there were the major captains of industry – Giovanni Agnelli, senator Borletti, Giuseppe Volpi, Gaetano Marzotto, Piero Pirelli, Piero Ginori, …); on the other hend it had inevitably given to Rotary the imprinting of an elite, joined to the fate of that high bourgeoisie often compromised with the policy of the fascist regime.
After the war, things changed, thanks to the spread of clubs and members (in 1952 there were about 4 000). The cultural revolution at the turning of the ‘60s and ‘70s definitely made obsolete that peculiar concept excellence.
Nowadays, we are still far apart from the remarkable openness that clubs like those in the U.S. and many other countries show. The issue relating to opening the clubs to women gives a measure of how prejudices can resist.

The club Treviso Nord has adopted a policy of enlargement on a non-discriminatory basis, open to all those who share the founding principles of Rotary International.

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